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Il quattrozampe dove lo metto?

(23/05/2006  Cronaca)


       Allargamento del canile, microchip, sterilizzazione delle cagne e volontariato per tenere a bada i randagi
 

CRISPIANO – L’avvistamento più pericoloso è stato quello di un pitbull – o qualcosa di molto simile – nelle vicinanze del Canile municipale qualche settimana fa: sarà stato pure pacifico, ma di certo non era salutare avvicinarsi troppo in bici o in moto. Si sa mai. “In giro nel paese ci sono in questo momento una ventina di cuccioli”, dice l’assessore comunale Cosimo Di Roma, che se non controllati da subito tra meno di un anno potrebbero moltiplicarsi, come natura comanda, in maniera esponenziale. Qualche giorno prima di questa conversazione con l’esponente politico erano stati accalappiati sei cani in paese: quattro cuccioli e due mamme destinate alla crescita zero causa sterilizzazione. L’agenda politica locale di fine maggio vede dunque in primo piano il fenomeno randagismo: il canile comunale (ubicato nel Tratturo martinese) c’è, da quasi dieci anni, manco a dirlo non basta, sarà allargato con una spesa sulla carta preventivata in circa trecentomila euro: di questi due-terzi saranno a carico delle casse comunali e centomila euro li sborserà il Ministero della Salute. Il dato è un buon rivelatore della gravità del problema: è la stessa di quella ventilata per completare la lottizzazione e l’urbanizzazione della zona artigianale in contrada Lezza. La presenza del cane di razza vagante per le campagne a pochi passi dal centro cittadino – il pitbull di cui sopra – oggetto di numerose segnalazioni qualche settimana fa, non è un caso isolato: il peggior nemico dei quattrozampe si rivela essere l’uomo, l’amorevole padrone che in alcuni casi decide di disfarsi del simpatico compagno di giochi dei figli scaricando l’animale dall’auto, magari vicino ad un canile di un altro paese, tanto qualcuno ci penserà. Sono cinque le ragazze, di varie età, che giornalmente si prodigano per accudire i cani rinchiusi dietro la recinzione del canile, e le decine di randagi sparsi intorno. Le volontarie girano per macellai, si fanno dare frattaglie e scarti vari per soddisfare la crescente domanda alimentare dei trovatelli. Se da una parte si registra l’interventismo dell’attuale maggioranza in Consiglio, intenzionata a risolvere il problema, dall’altra va detto che non basterebbe comunque senza il fondamentale apporto della cittadinanza. L’assessore Di Roma fa capire che servirebbe un impegno maggiore da parte della popolazione, una presa in carico di responsabilità perlomeno da parte di chi ama gli animali. Tra le varie idee vagliate in Municipio quella di rilanciare il progetto ‘Cane di quartiere’, che prevede la partecipazione di cittadini organizzati per l’adozione dei randagi: l’idea, partorita dall’allora assessore Speziale, la scorsa primavera, nel primo anno ha ottenuto adesioni facilmente enumerabili da Di Roma: “È stata solo una”.

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pubblicato da Cataldo Zappulla

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